Il nuovo Final Fantasy è in realtà piuttosto vecchio, o almeno così sembra. E più siete cresciuti con la leggendaria serie di JRPG, più lo apprezzerete.
No, non è vero che un tempo tutto fosse migliore. Soprattutto nei videogiochi, anche se la nostalgia a volte ci fa credere il contrario.
Questo rende tanto emozionante quanto difficile valutare in modo imparziale un gioco come Final Fantasy Resonance. Quanto vi piacerà questo gioco di ruolo retrò dipende infatti in modo determinante da quanto siete fan della leggendaria serie di JRPG. E soprattutto da quanto tempo lo siete.
Resonance è old school fino al limite del sopportabile, a volte anche oltre. Ci si chiede solo perché in una settimana abbia dedicato al gioco oltre 40 ore. Di mia spontanea volontà. Durante le mie vacanze. Partiamo insieme alla ricerca di indizi.
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Un capolavoro in 2.5D
Chiariamo subito l’ovvio: Final Fantasy Resonance attinge generosamente da Octopath Traveler 1 e 2, che a loro volta si presentavano come un omaggio ai primi Final Fantasy. I ragazzi alla moda probabilmente lo definirebbero un “Full Circle”.
Sia qui che là, personaggi 2D pixelati ma animati con grande attenzione ai dettagli si muovono su sfondi 3D realizzati con Unreal Engine. Sia qui che là, nei combattimenti tattici a turni, l’obiettivo principale è quello di stordire i nemici sfruttando i loro punti deboli, rendendoli così temporaneamente incapaci di combattere.
Tuttavia, in Final Fantasy Resonance ci si accorge subito che gli sviluppatori avevano a disposizione un budget ben diverso rispetto a quello del suo “fratello minore”. Gli scenari 3D sorprendono continuamente con ingegnose riprese di macchina da presa e, sotto questo aspetto, ricordano piacevolmente Final Fantasy 7-10.
Inoltre, ci sono tantissime sequenze intermedie elaborate, in parte persino renderizzate. Quindi, quando evocate i supermostri Esper tipici della serie, come Ifrit, Odino, Titano o Ramuh, l’effetto è adeguatamente epico – soprattutto perché Resonance combina abilmente le scene renderizzate con la grafica di gioco.

Anche la colonna sonora orchestrale suona davvero di alto livello: unisce motivi noti a brani inediti ed è tra le migliori che ho avuto modo di ascoltare quest’anno. Unico neo: il doppiaggio, pur essendo di ottima qualità, è disponibile solo in inglese o giapponese.
Old school fino al limite
Bene. Con questo abbiamo praticamente esaurito tutto ciò che in Final Fantasy Resonance si potrebbe definire moderno. Dal punto di vista del gameplay, infatti, il «nuovo» Final Fantasy vi riporta dritto agli anni ’90.
- Una mappa del mondo in cui vi spostate tra città e dungeon e che si sblocca gradualmente man mano che si procede nel gioco.
- Una trama rigorosamente lineare senza alcuna libertà di scelta.
- Combattimenti casuali che non possono essere saltati.
- Una progressione dei personaggi semplice con salti di livello automatici, che consiste principalmente nell’acquistare l’arma e l’armatura migliori possibili nel negozio di ogni nuova città.
- Dungeon che, in sostanza, consistono tutti solo in combattimenti casuali, scrigni del tesoro, oggetti lampeggianti e un boss alla fine. Rare eccezioni sotto forma di enigmi confermano la regola.
- Missioni secondarie semplicissime che vi mandano da A a B per recuperare C o sconfiggere D.
- Un gruppo di quattro personaggi, ma durante l’esplorazione di dungeon, città e mondo di superficie vedrete solo il personaggio principale, Rain.
Elenco questi aspetti in modo volutamente sobrio per suscitare in voi una delle due possibili reazioni: o «Deve essere così!» oppure «Ma che senso ha?». Le uniche concessioni di Final Fantasy Resonance ai giochi di ruolo moderni sono una manciata di funzioni di comodità:
- tre livelli di difficoltà
- un tasto per lo sprint, sia a piedi che in chocobo
- evocazioni degli Esper che si possono saltare
- punti di salvataggio proprio prima dei boss, con teletrasporto all’ingresso del dungeon

A un certo punto ero addirittura sul punto di abbandonare Final Fantasy Resonance per la frustrazione. Sì, l’esistenza di una città nascosta dei Magi è un tema ricorrente nella serie. Il problema sorge solo quando, per scoprirla, devo perlustrare l’intera mappa del mondo in dirigibile per oltre 30 minuti, sperando che il mio radar attivabile con un pulsante alla fine si attivi. In ogni caso, cercate nell’oceano a sud-est dell’isola vulcanica. Mi ringrazierete più tardi.
Prendeteli tutti!
Siete ancora lì? Allora ecco la seconda prova del mio test sulle relazioni: Lightning, Bartz, Cloud, Tidus, Vaan, Zidane, Clive, Squall – quanti di questi nomi vi riportano alla mente bei ricordi legati ai giochi di ruolo?
Più ce ne sono, più forte sarà l’effetto che avrà su di voi l’elemento di gioco più importante di Final Fantasy Resonance, le cosiddette visioni. Sparsi per tutto il mondo di gioco troverete santuari, a volte più, a volte meno ben nascosti, che ospitano – ovviamente – un cristallo, grazie al quale potrete sbloccare uno dei 26 personaggi della serie Final Fantasy.

La trama fornisce addirittura una motivazione abbastanza plausibile e, soprattutto, presenta i personaggi in modo davvero meraviglioso. In una sequenza video non solo vi verranno raccontate le «storie delle origini» di questi personaggi, ma vedrete anche scene tratte dai rispettivi giochi. E se conoscete questi giochi, vi sembrerà davvero di ritrovare dei vecchi amici.
Dal punto di vista del gameplay, le visioni appaiono decisamente più sobrie, poiché si tratta in pratica di un sistema di classi mascherato, come quello che conoscete da innumerevoli altri giochi di ruolo giapponesi.
Ciò significa che, invece di una classe, assegnate a ciascuno degli otto membri del vostro gruppo una visione che sale di livello finché rimane assegnata, sbloccando così abilità sempre migliori. Una volta sbloccate, le abilità possono essere utilizzate dai vostri eroi anche se cambiate visione – ma ovviamente avete a disposizione uno spazio limitato.

Questo sistema, o qualcosa di simile, è presente anche in Octopath Traveler o Dragon Quest, ma ovviamente vi sentirete emotivamente più legati alla visione di Cloud Strife che alla professione di guerriero. Almeno se sapete chi è Cloud. E ora potete rallegrarvi del fatto che una delle sue abilità si chiami «Colpo a croce».
Da fan della serie, in ogni caso, non mi darò pace finché non avrò catturato tutte le visioni, liberamente ispirandomi a Pokémon.
Un punto debole in doppio senso
La verità, però, è anche che nei combattimenti si tratta in definitiva solo di sfruttare i punti deboli dei vostri nemici per metterli in difficoltà il più rapidamente possibile. Se riuscite a farlo con tutti contemporaneamente, potrete infatti sferrare un attacco speciale spettacolare delle vostre visioni assegnate.
Tuttavia, il bilanciamento vacilla, perché a partire dal livello di difficoltà medio, soprattutto contro i boss, avete una possibilità solo se, per quanto possibile, l’intero gruppo si concentra costantemente sui loro punti deboli. In pratica significa: innescare lo scontro con il boss, identificare i punti deboli tramite incantesimi di analisi, tornare al punto di salvataggio, ottimizzare il gruppo e le visioni di conseguenza, poi attaccare.

Questo continua a divertire grazie alla messa in scena accattivante e al legame emotivo con gli Esper e le Visioni, ma non può nascondere il fatto che i combattimenti in Octopath Traveler 1 e 2 consentano una raffinatezza tattica decisamente maggiore.
La prima impressione sulla trama inganna
Final Fantasy Resonance offre le innovazioni maggiori proprio dove meno me lo sarei aspettato: nella trama. Eppure la storia inizia in modo più classico che mai e sfodera tutti i cliché dei giochi di ruolo giapponesi:
- l’eroe nobile e altruista – in questo caso Rain, comandante della Brigata dei dirigibili
- l’ingenua e bellissima «donzella in pericolo», che naturalmente nasconde un segreto
- un cattivo mascherato che vuole distruggere il mondo

Resonance mescola tutto questo con più fan service di un biglietto VIP per un concerto dei Backstreet Boys. Facciamo un respiro profondo… ci sono chocobo, cristalli, Esper, Mogry, Magi, dirigibili, la classica escalation da “Fire” a “Feuga”, sequenze animate durante le evocazioni, Morbol, Cactuar, Tomberry, boss opzionali di fine gioco particolarmente difficili e sì, anche Sephiroth fa la sua comparsa.
Sembra un must per un viaggio nella nostalgia, ma più giocate, più vi rendete conto di quanto Square abbia mescolato con intelligenza e amore gli ingredienti classici per creare qualcosa di nuovo.
Per correttezza va detto che Final Fantasy ha sempre avuto più sottotesti e profondità narrativa rispetto ad altri giochi di ruolo giapponesi – basti pensare al tema dell’inquinamento ambientale di Final Fantasy 7.
Non mi sarei però aspettato che, nel corso del gioco, Resonance rompesse così nettamente con i propri cliché, arrivando addirittura a smascherarli, nel vero senso della parola. Per questo motivo non voglio svelare molto altro sulla trama.

Oserei persino affermare che la trama funziona anche per chi non è particolarmente appassionato di Final Fantasy. Cosa che non vale affatto per il resto del gioco. Ma penso che, se avete letto fino a qui, l’abbiate capito. Almeno un po’.
Conclusione della redazione
Giocare a Final Fantasy Resonance è un po’ come ascoltare la playlist della festa per i miei «25 anni dal diploma». Chi capita lì per caso avrà sicuramente già sentito almeno alcune di quelle canzoni. Ma per capire davvero cosa significano per me e i miei amici, avresti dovuto esserci anche tu all’epoca.
Final Fantasy Resonance è praticamente la mixtape di Final Fantasy. Se siete fan di lunga data della serie e, soprattutto, avete un grande amore per i primi capitoli a turni, allora vi consiglio vivamente questo viaggio nella nostalgia. Per quanto mi riguarda, ha davvero toccato tutte le corde giuste e mi è sembrato di ritrovare dei vecchi amici.
In qualità di critico di videogiochi, però, è anche mio compito togliermi gli occhiali della nostalgia. E più guardo da vicino, più diventa chiaro che, dal punto di vista puramente ludico, altri RPG giapponesi hanno semplicemente più da offrire. Nel segmento old school, questo vale sia per Octopath Traveler 2 che per Dragon Quest 7 Reimagined. E se cercate qualcosa di più moderno, vi consiglierei piuttosto i remake di FF7 o Metaphor: ReFantazio.
D’altra parte, era da molto tempo che non provavo un gioco che si presentasse così chiaramente come fan service. E Final Fantasy Resonance svolge questo compito a pieni voti.

