Japanese Drift Master è passato piuttosto inosservato al momento dell’uscita. Un anno dopo, però, ha acceso in Kevin una passione davvero unica.
JDM – Japanese Drift Master non fa certo una buona impressione con il suo nome. In primo luogo, l’acronimo è già riservato su Internet a Jeffrey Dean Morgan di The Walking Dead e, in secondo luogo – cosa ben più importante – il nome suona molto simile a uno di quei mille giochi di corse scadenti che negli anni 2000 si potevano acquistare su qualsiasi tavolo delle occasioni da Media Markt o Saturn. Qualcosa del tipo Top Gear RPM Tuning o Big Rigs: Over the Road Racing.
Eppure dietro a JDM si nasconde un progetto incredibilmente ambizioso, almeno per l’etichetta polacca di sviluppo e pubblicazione Gaming Factory. Nel loro portfolio si trovano solitamente… chiamiamoli, per usare un eufemismo, giochi per appassionati: Booze Masters: Freezing Moonshine, Foodtruck Arena, Bug Academy e una simulazione di panificio.
JDM, invece? Un gioco di corse open world graficamente ambizioso con licenze ufficiali dei veicoli, che ricrea da zero un’intera prefettura giapponese. Al momento del lancio nel maggio 2025, è stato addirittura il primo gioco di corse in assoluto a realizzare il sogno di un open world giapponese, con quasi 12 mesi di anticipo rispetto a Forza Horizon 6.
Purtroppo non è bastato per un grande successo. All’epoca le recensioni internazionali furono piuttosto tiepide; anche nella nostra recensione di JDM su GlobalESportNews, il collega Daniel ha assegnato un modesto punteggio di 64 punti; e a ragione, perché JDM presenta molti problemi, ad esempio l’assenza totale di un modello di danni. Ciononostante, un anno dopo mi sono lanciato nei percorsi di drift tra le montagne giapponesi e me ne sono innamorato come non mi capitava da tempo, perché un gioco di corse così specifico semplicemente non era mai esistito prima.
Un gioco di corse del genere non si era mai visto prima
Anche JDM è un gioco per appassionati, nel senso che soddisfa una fantasia ben specifica con la precisione di un laser chirurgico. Mentre altri giochi di corse tendono a puntare in grande, mettendo insieme drag, drift, circuiti, rally e tuning, qui si tratta esclusivamente di drift. E non solo: si tratta di drift giapponese !
La cosiddetta cultura delle corse «touge» vanta ormai 50 anni di storia e fenomeni della cultura pop come l’anime Initial D, con i suoi ritmi eurobeat, l’hanno resa famosa in tutto il mondo. Ciò che rende così speciali le corse «touge» giapponesi:
- Il Giappone è costellato da innumerevoli strette strade di montagna, ovvero tornanti che si snodano su e giù per le montagne.
- Le gare si concentrano solitamente su due piloti, che scendono dalla montagna in un gioco al gatto e al topo, mantenendo la distanza minima possibile.
- Non c’è spazio per errori, né letti di ghiaia né zone di fuga. Chi sbaglia la derapata finisce direttamente contro il guardrail o contro la parete della montagna.
- L’attenzione è concentrata su veicoli compatti e leggermente truccati come la famosa Toyota AE86, che qui rubano la scena persino alle auto sportive.
- La potenza pura del motore conta meno dell’abilità di guida.
E questo non riesce a farlo altrettanto bene nemmeno il re del genere, Forza Horizon 6. Sì, sulla carta ci sono anche lì tornanti e percorsi da drift, ma l’open world di Horizon 6 è vasto, potete uscire di strada in qualsiasi momento e le strade sono state notevolmente allargate rispetto al modello reale, anche nelle curve strette.
JDM rimane rigoroso su questo punto: ogni guardrail è realizzato in titanio indistruttibile, le curve rimangono incredibilmente strette, quasi claustrofobiche. Non comprate assolutamente questo gioco se volete sfrecciare alla cieca in mezzo al nulla: il mondo di gioco di JDM funge innanzitutto da percorso di parkour per tracciati il più possibile spericolati, in cui dovrete fare derapate con precisione millimetrica per affrontare le curve.
Déjà-vu!

E Initial D al cubo: ovviamente ci sono anche tantissime stazioni radio Eurobeat. JDM punta chiaramente a ricreare la stessa atmosfera dell’originale: una cultura giovanile fatta di teste calde che di notte fanno stridere le gomme su passi di montagna incredibilmente pericolosi. In Giappone esiste il termine «Spokon», un neologismo composto da «sport» e «konjo» (determinazione), per descrivere in poche parole questa lotta per la supremazia in uno sport. Anime come Captain Tsubasa o Haikyu!! ne sono permeati, e JDM ne è l’erede.
E se avete voglia di questa fantasia così specifica – proprio come me –, allora i punti di forza del gameplay di JDM superano di gran lunga i suoi difetti, anch’essi sorprendenti.
JDM fa per voi?
JDM è un simulatore di corse arcade, anch’esso un neologismo che unisce simulazione e arcade, piuttosto paradossale per giunta, ma che in questo caso significa semplicemente: Drift Master non è in alcun modo una vera simulazione di corse come iRacing, ma punta a un certo livello di difficoltà, soprattutto nelle derapate.
E cavolo, questa ambizione la noto eccome. In Forza Horizon 6 dovevo solo fare qualche derapata ogni tanto, ma in JDM devo padroneggiarla. Già il primo giro al Sushi diventa una prova di pazienza, perché dopo un rettilineo infinito ho a disposizione solo un paio di curve strette per guadagnare i punti derapata, che devo far salire alle stelle. Un piccolo errore e finisco contro le barriere di sicurezza.

La derapata in sé è facile da avviare. In curva tiro il freno a mano oppure premo la frizione, a seconda che voglia ridurre la velocità. La vera sfida inizia dopo: devo controsterzare abilmente, dosare l’acceleratore e bilanciare l’inclinazione dell’auto in modo che la derapata completi la curva in modo pulito, ma che poi io possa ripartire ancora più veloce.
Soprattutto nei tornanti stretti, dove devo spostare continuamente il peso, diventa un lavoro di precisione che mi fa sudare. E se poi c’è anche un’auto a benzina davanti a me e devo in qualche modo superarla… anche a livello di difficoltà medio, JDM mi richiede tutta la mia abilità di guida.
Un open world stretto
Ma deve pur essere così, perché le derapate sono l’unica chicca che JDM offre. Certo, con soldi e punti mi guadagno nuove auto, parti di tuning e potenziamenti estetici, ma al momento del lancio la stampa internazionale ha criticato soprattutto la mancanza di varietà – e a ragione. JDM è un gioco di corse in derapata, una fantasia alla Initial D, e davvero nient’altro.
Dopotutto, dopo l’uscita il gioco ha ricevuto un sacco di patch; solo da qualche giorno, ad esempio, è disponibile una vera modalità multiplayer, nel caso vogliate sfrecciare in coppia attraverso la provincia di Guntama. Ma JDM rimane un’esperienza incredibilmente particolare per persone come me, che amano i giochi di corse insoliti, con i loro lati positivi e negativi. Ed è per questo che ho voluto consigliarvelo.

